Due settimane fa sono stata in Veneto e devo dire che è sempre un’emozione tornare a “casa”, rivedere la mamma, le mie sorelle, il mio fratellone, nipoti, parenti e amici vari. E, se anche a volte non riesco a incontrarli tutti, rientro comunque felice perché Pieve di Soligo e Miane restano sempre una fonte di rigenerazione mentale unica.

Ho avuto la gioia e il privilegio di conoscere la famiglia di Aida 25 anni fa e da allora è nato un rapporto di grande amicizia e di affetto che il tempo non ha affatto sminuito.

Ho potuto conoscere un mondo affascinante come l’Africa attraverso i loro racconti e vivendo con la comunità senegalese anche molti momenti di festa che hanno coinvolto tutta la mia famiglia ed hanno allargato i nostri rapporti, facendoci diventare in qualche modo parte di molte altre famiglie senegalesi. I miei figli sono diventati a loro volta amici tanto che uno di loro ha avuto la possibilità di visitare il Senegal, ospite di un compagno di scuola suo amico fraterno.

 

 

Qualche mese fa Elisa mi contattò per parlarmi dell’idea di organizzare una giornata di conoscenza e dialogo fra i catechisti di Miane (qui il sito della parrocchia) e la comunità senegalese, visto il periodo critico in cui ci trovavamo e ci troviamo a vivere. Io le dissi che era un’idea favolosa!

Ogni volta che abbiamo avuto la possibilità di incontrarci è stato sempre motivo di festa per tutti quindi ho pensato che in un momento storico così buio, dove episodi di razzismo alimentano sempre più odi e rancori verso i “diversi”, avrei potuto fare qualcosa.

Sono catechista di ragazzi di terza media ed ho espresso il desiderio (aiutata anche da Mirca e don Maurizio che stavano preparando ragazzi di prima superiore) di far vivere a loro e alle loro famiglie un momento di festa e di condivisione che potesse demolire luoghi comuni e stereotipi che allontanano le persone anziché avvicinarle.

 

 

Abbiamo messo da parte per un po’ le nostre differenze e semplicemente abbiamo aggiunto in più quasi due centinaia di posti a tavola. Il risultato?

Cuochi italiani e senegalesi che si confrontavano tra gustose casseruole di pasta al pomodoro e cous cous di carne e verdure.

Uomini e donne che si riscoprivano parlare tutti la stessa lingua: quello dell’amore, della carità, del rispetto attraverso la propria fede ed educazione.

Ragazzi e bambini che identifcavano il sorriso come la chiave di una lingua universale che permetteva di conoscersi e divertirsi.

 

 

Dopo il consistente e colorato pranzo l’incontro è proseguito con un momento di riflessione religioso in cui sono stati individuati più punti in comunione che differenze tra cristianesimo e islam. Lo sapevate che anche la preghiera cristiana si basa su cinque momenti del giorno?

Grazie anche alla bellissima giornata di sole i più piccoli, ma anche gli adulti, si sono poi cimentati in diversi giochi all’aperto: pallavolo, ruba bandiera, corsa coi sacchi, gioco dell’elastico, calcio: è stato bello constatare che anche con nomi differenti il divertimento era lo stesso.

E per terminare bene l’evento non poteva mancare della buona musica a suon di djembè! Complimenti a tutti per l’organizzazione, l’impegno, e la volontà. Festa riuscita.

Oggi ho imparato a ballare un nuovo ballo. Il nome non me lo ricordo già più, ma è un ballo che è un inno all’allegria, all’amicizia, allo stare insieme.. Un inno alla vita.
Photo credits: @irenelucarelli

Volevo insomma che toccassero con mano la bellezza che si nasconde dentro ognuno di noi e comprendessero quanto possa arricchire noi stessi e la nostra comunità confrontarci con culture e religioni diverse. Ci abbiamo lavorato davvero tanto (supportate anche dalle fantastiche Adama Ewa e Haissa) ed il risultato è stata una festa tanto tanto bella. Pensiamo di aver gettato i ponti per la costruzione di un mondo migliore che è per noi la cosa più importante e speriamo che questa esperienza aiuti tutti a superare i pregiudizi e a dialogare per scoprire le ricchezze che si celano in tutti noi. – Elisa

 

Casa è dove si trova il cuore e io un pezzo del mio l’ho lasciato a Miane.

Io e la mia famiglia arrivammo in questo piccolo comune della provincia di Treviso nel lontano 1993. Per l’esattezza ci trasferimmo dalla Lombardia a Premaor, una piccola frazione di Miane, dei quatro gat.

Ho trascorso la mia infanzia e buona parte dell’adolescenza in questo piccolo paesino dal cuore grande e i ricordi che mi legano ad esso sono tantissimi:

  • ♥  Le scuole
  • ♥  Le maestre Nives, Clementina e Patrizia
  • ♥  I professori Pilat, Bolzan
  • ♥  La cara e bella bidella Dorina
  • ♥  Il pulmino giallo di Mario.
  • ♥  I tempi lunghi a scuola con i corsi di pasta al sale, punto croce; le partite di pallavolo in pausa pranzo e le prime gare agonistiche
  • ♥  Le gare di ballo e i saggi musicali di fne anno
  • ♥  Il torneo delle frazioni

 

 

L’essenziale é invisibile agli occhi ed é la parte migliore di noi!

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