La gente viaggia per milioni di cause. C’è chi va alla scoperta di nuove terre, chi parte per motivi di lavoro, chi cerca una propria libertà, chi un senso della vita e chi altro ancora.

Da piccola mi immaginavo a esplorare luoghi sconosciuti, a scoprire chissà che tesori, a viaggiare intorno alla luna. Volevo fare l’astronauta, ritrovarmi con la testa nella galassia, osservare le stelle, le varie costellazioni, vedere la Terra da un’altro punto di vista.

Il mio primo importante viaggio è stato nel ’92, quando mia madre, la mia sorellina ed io raggiungemmo mio papà in Italia. Di quel viaggio ricordo poco, ma mi sono rimasti impressi alcuni particolari: lo zainetto da spalla in tessuto afro, la grande emozione di salire su un aereo e sicuramente di rivedere mio papà.

Arrivammo in un piccolo paese della Lombardia, più precisamente a Lonato del Garda e mentre le persone si stupivano di vedere, magari per la prima volta, una bambina nera, io facevo wow, ogni volta che Itala, mi portava in viaggio con lei.

Itala aveva una sessantina d’anni, o forse era più vicina ai settanta, capelli brizzolati, sempre più tendenti al bianco ed era la mia “nonna bresciana”. Nel fine settimana, due o tre volte al mese, veniva a prendere me e mia sorella e assieme partivamo per qualche posto nuovo.

Tante volte ci portava sul Garda, a Sirmione, a Salò, altre volte la accompagnavamo giusto per sbrigare qualche commissione. Ogni volta però era sempre un’occasione per incontrare gente nuova, ascoltare aneddoti, imparare cose nuove. Itala mi raccontava della sua Italia, fatte di persone che amavano la vita e che si davano sempre da fare, anche dopo periodi bui come quelli che purtroppo ha dovuto conoscere.

A Lonato del Garda c’era poi Gianna, Mario e Mauro, i miei primi compagni di classe, le mie prime maestre e le mie prime amiche, Marta, Roberta, Camilla, Elisa. Gianna era come una “zia acquisita”. Castana con riflessi di biondo e occhi chiari faceva il pollo arrosto con le patate al forno più buone del mondo.

Una delle cose che mi ha insegnato e che mi è rimasta impressa è che non bisogna parlare nell’orecchio; io allora non capivo il perché ma si arrabbiava, per quelle due tre volte che è capitato con qualche amica. A distanza di anni iniziai a comprendere e ad arrabbiarvi pure io.

Il viaggio verso il Veneto.

Il tempo in Lombardia non durò molto. Dopo due anni dal mio arrivo mi ritrovai a rifare valige e partire nuovamente, destinazione Veneto. Con me presi il mini set di cucina che le mie amiche mi avevano regalato, la pergamena di partecipazione al concorso di scrittura “Io e la mia famiglia” e in cambio lasciai lì un pezzo del mio cuore.

Papà aveva trovato lavoro in una zona vicino i colli del Prosecco e casa in un paesino affettuosamente sottodenominato “Dei Quatro Gat”.

Erano i tempi dei giochi in cortile, degli spensierati pomeriggi trascorsi all’aperto, del salto con l’elastico, della campana, di strega comanda color, nascondino, dei giochi di società, dama. Erano i tempi delle nuove ma care vicine di casa, compagni di scuola, maestri, super bidelle, delle sagre in paese e dei tornei delle frazioni che erano sempre un buon momento per rincontrare tutti.

Erano i tempi della vita presa con la sua dovuta leggerezza ma anche delle prime decisioni importanti e delle piccole consapevolezze.

Quando ti rendi conto che fare l’astronauta forse è un impegno un po’ troppo grande pensi allora che scegliere un indirizzo turistico ti permetterà comunque, in qualche maniera,  di viaggiare, di scoprire nuove cose, di imparare nuove lingue e così feci.

Premaor, Miane, Pieve Di Soligo, Conegliano sono alcuni dei luoghi che mi hanno vista crescere tra libri, associazionismo, lavoro e legami che durano ancora oggi, nonostante il tempo e le distanze.

A proposito di Miane

Premaor, Campea, Miane, Cison di Valmareno, piccoli borghi che ti rimangono nel cuore.

Qui potete leggere un mio articolo su un evento organizzato proprio a Miane, che in sé racchiude il concetto di casa e famiglia.

Il viaggio verso l’Emilia Romagna.

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.

Il 2008 è stato l’anno di un grande viaggio, non grande in fatto di distanze ma grande a livello personale.

Reggio Emilia è il paese che mi ha riconosciuto come cittadina italiana, a tutti gli effetti, su un pezzo di carta, è la città dove è nata la mia seconda famiglia, un luogo che ha dato vita a progetti importanti come la creazione dell’associazione Roots Evolution, di collaborazioni che mi hanno aiutato a capire che direzione dare alla mia vita.

Mia madre diceva e dice tutt’ora: in qualunque posto andrai semina bene e cerca di lasciar un buon ricordo di te. Così ho fatto. Da Lonato a Miane, da Pieve di Soligo a Reggio Emilia fino in Francia questa è stata la mia attitudine.

Le persone intraprendono un viaggio per diversi motivi, io pure. Dopo 10 anni vissuti in terra emiliana decisi che era giunto per me il tempo di partire. Con poche piccole valigie, ma con un grande bagaglio colmo delle più svariate emozioni (dalla curiosità alla paura) presi un volo e atterrai a Parigi.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.

Un passo indietro, il viaggio verso le mie radici.

Il primo incontro con il Senegal è stato quando sono nata, il secondo dopo venticinque anni. Delle sue tradizioni, dei sapori e colori, ne respiravo a casa, in occasione di qualche festa in comunità, nei racconti dei tanti amici che lo visitavano.

Negli anni il desiderio di riscoprire le mie radici diventava ogni giorno sempre più forte, fino a quando, nel Dicembre 2017, mi sono decisa a partire. Dalla prima vista in aereo è stato subito amore. D’altronde il Paese della Teranga, dell’ospitalità semplice, umile e calorosa ti conquista subito.
Senegal è il paese dai mille colori, dai tramonti rosso fuoco, dai sorrisi infiniti, paese dei mille modi di reinventarsi.

Grazie a questo viaggio ho scoperto un’altro pezzo di me, preso consapevolezza che posso essere italiana e senegalese allo stesso tempo, che parlare in casa djola, wolof, italiano, dialetto veneto, dialetto reggiano, passando al francese e inglese non può che essere un valore e una ricchezza da coltivare e tramandare.

“I am not African because I was born in Africa but because Africa was born in me.”

Di questo viaggio mi porto dietro i colori, i sapori, i frutti, i sorrisi, gli sguardi, le novità, le meraviglie, le opportunità, le difficoltà, la voglia di ritornarci. E questa volta non sarà dopo 25 anni. Altro che male, questo è il ben d’Africa.

A proposito di Africa

Sai che esiste una community che riunisce imprenditori, curiosi, appassionati dell’Africa. Se ti interessa conoscere, creare, connettere con il continente del futuro scopri assieme a Martino Ghielmi questa innovativa realtà, Vadoinafrica.

Where are you from?

Questa è la domanda che mi è stata rivolta più volte in questi ultimi nove mesi. Da dove vieni?

Di primo acchito rispondevo che provenivo dall’Italia. In realtà avrei poi preferito rispondere che abitavo in un paesino vicino ad una delle più belle città dell’Italia.

A pensarci poi bene, percorrendo il mio passato, sapevo che avevo lasciato un pezzo di vita e di cuore in tanti luoghi belli e avrei preferito fare la lista di tutti quei paesi.

Sapevo però che vedendomi di persona la gente si chiedeva di dove era originaria, e quindi si aspettava la citazione di un paese africano. Col mio orgoglio black, che giorno dopo giorno aumentava, ero entusiasta di raccontare le bellezze del mio paese natale.

Ma il punto non era quello. Il punto era ed è tutt’ora trovare la risposta corretta a quella domanda “Da dove vieni?” Vorrei ogni volta rispondere che sono cittadina del mondo, ma tanti non interpreterebbero quella frase nel mio stesso senso.

Per il momento resto una senegalese, italiana, in Francia, con tutto ciò che può comportare l’avere avuto diverse esperienze in questi tre paesi.

Il viaggio da me a me

2009 – Sognatrice.

Con l’ingenuità dei miei allora 22 anni mi trasferivo in un paesino che presto scoprivo essere la culla del Parmigiano Reggiano e di tante altre bontà che purtroppo non mangiavo. Ai diversi che mi chiedevano: “cosa ti ha portato fin qua?” Rispondevo “L’amore”, in primis.
Ma in fondo sapevo che c’era di più.

La testardaggine, la voglia d’indipendenza, la curiosità, mi hanno aiutata a crescere. Semplicità: tanti la confondevano per timidezza ma in realtà era il mio modo di essere. Quella semplicità che mi portava ad amare i biscotti secchi, tristi per qualcuno, il pane appena sfornato, non farcito, triste per qualcun’altro, il the caldo, troppo triste durante le uscite. Quella semplicità che mi portava a sorridere sempre. Perché non farlo? In fondo era cosa una semplice.

2019 – Eterna sognatrice con i piedi ben piantati per terra.

Quello che non uccide fortifica.
Con la consapevolezza dei mie 32 anni mi trasferisco.
L’amore resta sempre presente. La testardaggine si è trasformata in perseveranza. Progetti da realizzare e obiettivi da raggiungere. La curiosità? Meno male che non mi ha abbandonata. L’indipendenza? Alla fine scopro di essere un’anima vecchio stampo un po’ ribelle, un po’ nerd a modo mio.
Il the buono in ogni momento, d’inverno come in estate, pure durante gli aperitivi con gli amici alle 18:30, non manca mai. I sorrisi? Nessuno potrà mai levarmeli.

 

5 Replies to “Il mio viaggio dal Senegal alla Francia, da me a me.”

  1. bellissimo il racconto in alcuni punti mi ci trovo in altri no….brava e coraggiosa io non ce la farei mai sono troppo sedentarai….

  2. Che bello! Quanta ricchezza nelle tue esperienze! Ti auguro davvero tanta gioia e serenità. Sei persona preziosa e mi hai arricchito con la tua testimonianza. Io sono sempre vissuta a Genova, ma sono sposata da dieci anni con un senegalese e così ho conosciuto la vostra terra e mi sento un po’ senegalese anch’io! Con lui ho cominciato un viaggio che mi ha portato lontano e mi ha fatto capire tante cose.

  3. Ha ragione tua mamma. E tu hai ben imparato! Noi tutti ti ricordiamo con grande affetto. Qualche volta passa dal paesino “dei quatro gat”

  4. Come sempre mi commuovo quando ti leggo. Perchè? Perchè sei dolce e forte nello stesso tempo, perchè vivi la vita come tutti dovrebbero vivere, con tenacia e ottimismo.
    Ti stimo come persona, ti voglio bene come amica, e dovunque andrai (qualcosa mi dice che potresti non fermarti sempre in un posto, chi lo sa?) nonostante la distanza, io e te ci troveremo sempre a sorseggiare un thè caldo insieme, a qualsiasi orario, fuso, latitudine, emisfero!

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