Oggi ho il piacere di intervistare Giacomo Bruno.

Ho sempre desiderato una rubrica tipo “La Posta del Cuore”, uno spazio dove parlare, anche di cose semplici, con e di persone che stimo per il loro lavoro e la loro arte.

Una rubrica dove intervistare donne e uomini che portano ideali diversi, in grado di creare nuovi scenari sul mondo afro e non (uno degli obiettivi miei e del mio blog).

 

Ecco, questo è “A cup of tea with…”, uno spazio virtuale dove raccontare in modo diretto e intimo testimonianze, storie ordinarie nel loro straordinario e straordinarie nel loro ordinario.

Giacomo Bruno è l’ospite di oggi.

Quando unisci scatti professionali al sociale e al bisogno di creare nuove narrazioni nasce Afritals: A Cultural Sinergy.

La mostra sviluppata da Giacomo Bruno, giovane foto e video reporter reggiano, verrà presentato all’interno della quattordicesima edizione della Fotografia Europea dal 12 Aprile al 9 Giugno 2019.

Ho incontrato Giacomo qualche mese fa e quando mi ha raccontato del suo progetto di catturare in foto storie positive di crescita e integrazione ne sono rimasta subito entusiasta.

Cosa rende più cittadini di vivere, lavorare e crescere in una società dove spesso e volentieri ad apportare slancio e crescita alla nostra realtà sono doti intellettuali, sportive e creative di ragazzi a cui non riconosciamo ancora oggi l’uguaglianza e la cittadinanza?

Questa è una delle domande sulla quale Giacomo ci invita a riflettere. Nel frattempo  facciamo quattro chiacchiere con lui per conoscerlo un po’.

Ciao Giacomo, ti va di presentarti e raccontarci un po’ di te?

Mi chiamo Giacomo Bruno, sono nato a Reggio Emilia nel gennaio del 1991. Finito il liceo scientifico e abbandonato il percorso universitario iniziato in biologia, ho deciso di dedicarmi alla fotografia nel contesto professionale della fotografia industriale e pubblicitaria.

Dopo anni di crescita e apprendimento in questo settore, ho iniziato a coltivare e a dedicare la maggior parte del tempo e dei proventi di questa attività alla realizzazione di progetti personali per i quali da sempre sentivo la vocazione: il viaggio, la ricerca sociale e antropologica ed il racconto fotografico. Iniziano così i primi viaggi e i miei primi reportage fotografici indipendenti.

Cina, Sri Lanka, Messico, Cuba, Amazzonia Brasiliana, Sud Africa, Giappone, questi sono alcuni luoghi dove sei stato. Vuoi raccontarci da dove è iniziata questa grande avventura?

Da sempre il mio interesse principale si è concentrato sugli esseri umani, sulle loro culture, sulle tradizioni lavorative e sull’ambiente. Ho dedicato questi ultimi anni, in maniera del tutto indipendente, ad un progetto personale che si concentra sulle persone che lavorano la terra, in particolare mestieri manuali come l’agricoltura e l’artigianato.

É nato così Raw Golds, una raccolta di immagini nate durante i miei viaggi, come conseguenza del desiderio di documentare fotograficamente alcune delle realtà che presto potrebbero scomparire. Questo include le richezze della natura di diverse regioni del mondo, che ad una velocità sempre maggiore subiscono uno sfruttamento intensivo, destinato a distruggere o cambiare irreparabilmente il territorio, ma anche la cultura e le tradizioni legate ad abilità e tecniche di lavoro, una volta estremamente diverse da regione a regione, da cultura a cultura, e ora in pericolo di perdersi a causa di una globalizzazione che sta sbiadendo e assottigliando tutte le diversità. Questo progetto mi ha visto viaggiare continuativamente per alcuni anni in posti remoti e straordinari, che mi hanno arricchito e cambiato positivamente.

Qual è stata l’esperienza che più ti ha sorpreso e se c’è ne uno, quello che ti ha deluso per modo di dire?

Ogni esperienza è in assoluto una sorpresa unica e inimitabile. Il viaggio ti mette quasi inevitabilmente di fronte ad un susseguirsi incessante di sorprese, soprattutto quando si viaggia per conoscere e si è ricettivi verso tutto ciò che si manifesta e accade dinnanzi a noi. Anche le esperienze negative, e non sono mancate, sono sempre interessanti e vanno analizzate profondamente. Tra le grandi delusioni ti menzionerei senza dubbio vedere l’impatto dell’inquinamento plastico nell’oceano e nel Rio delle Amazzoni brasiliano. Luoghi che nell’immaginario rappresentano l’incontaminato e la natura per eccellenza, ma che nella realtà non sfuggono alla devastazione provocata dalla scarsa consapevolezza di noi umani.

Il mondo della fotografia affascina tante persone. Qual è la cosa più difficile che un buon fotografo deve fare? Quale consiglio daresti a chi vorrebbe intraprendere la tua stessa strada? Cosa dovrebbe mettere in valigia (sia caratteristiche personali, che oggetti)?

Il mondo della fotografia è certamente affascinante, ma è molto più controverso, frustrante e faticoso di quanto possa sembrare. A chiunque abbia voglia di intraprendere questa strada chiederei se è solo interessato a diventare un bravo fotografo o se è davvero guidato da quella che più che una passione definirei un’ ossessione, perchè si deve essere disposti al compromesso su tante di quelli che nel quotidiano potremmo considerare i punti fermi. Il consiglio che darei è senza dubbio quello di partire dall’esercitare alcune delle condizioni dal mio punto di vista imprescindibili per un fotografo: solitudine, introspezione, indagine e attenzione. In valigia consiglio di mettere solo un paio di scarpe comode, la macchina fotografica va bene di qualsiasi “taglia”.

Giacomo Bruno

Attento all’ambiente e all’uomo nei suoi diversi contesti culturali, cosa è importante trasmettere per te in una foto? Più tecnica o più emozione, o tutte due?

La tecnica in fotografia è solo un mezzo che scegli per rappresentare al meglio il messaggio e l’intenzione dietro ciò che stai ritraendo. Direi quindi che il buon risultato in fotografia è il connubio di tecnica ed emozione. Nel mio caso, cerco sempre di valorizzare e dare dignità ai soggetti che ritraggo, e quando ci riesco mi considero soddisfatto.

Rientri a Reggio Emilia, dopo anni di viaggio all’estero, pronto per un nuovo progetto « Afritals » Ce ne vuoi parlare?

Dopo anni in viaggio, l’arrivo di mia figlia mi ha obbligato a rallentare il ritmo delle partenze. Così, nella prospettiva di una permanenza più indeterminata qui a Reggio Emilia, ho sentito l’esigenza di mantenere vivo quello spirito di indagine e scoperta che normalmente ho sempre coltivato durante i viaggi.

Sono rientrato in Italia qualche mese dopo l’insediamento di questo nuovo governo e non ho potuto fare a meno di assistere all’aumento di dinamiche legate all’intolleranza promosse dall’odierno linguaggio politico. Ho deciso così di avvicinarmi alla comunità afro-italiana di Reggio Emilia, in cerca di esempi virtuosi di integrazione, per fornire una visione alternativa, più positiva e soprattutto più vera di quella mediatica promossa da politici patriottardi e intolleranti.

Nasce così Afritals, A Cultural Synergy, che come suggerisce la parola afro-itals, racconta la storia di alcune ragazze e ragazzi che vivono, lavorano e crescono nella nostra società, spesso apportando con grandi doti intellettuali, sportive e creative, innovazione, slancio e crescita alla nostra quotidianità.

I ritratti, in primissimo piano, in bianco e nero, con un’illuminazione spot sul viso, alta e frontale, sono un invito all’osservatore a cogliere l’opportunità di instaurare un legame visivo.

Il tema di Fotografia Europea che anche quest’anno si terrà a Reggio Emilia a partire dal 12 Aprile, dal tema “LEGAMI, INTIMITÀ, RELAZIONI, NUOVI MONDI” è stato un invito direi irrinunciabile a trasformare questa serie di ritratti in una mostra. L’installazione creata ad HOC dai ragazzi di ventie30 e SAC, aspira ad essere una circostanza in cui non si ha altra scelta che incontrare lo sguardo e “ascoltare” gli occhi di persone che ancora oggi continuiamo a sentire definire da qualcuno diverse o straniere.

Incrociare lo sguardo di una persona ti obbliga al confronto, nella maggior parte dei casi con se stessi e le proprie convinzioni. Gli occhi sono il ponte più diretto verso l’empatia e la compassione, nel senso latino del termine, compati, “sentire con, insieme”.

Leggere e ascoltare la storia attraverso gli occhi di queste ragazze e ragazzi, nell’intimità privata di uno sguardo, non può che portare a una riflessione positiva sulla necessità urgente di guardare a un futuro di integrazione e accoglienza, eliminando qualsiasi pratica discriminatoria, estirpando dal linguaggio politico lo sciovinismo, il patriottismo e il nazionalismo di frontiera.

Reggio Emilia in uno scatto. Quale luogo sceglieresti e perché?

Di Reggio Emilia amo soprattutto i tetti visti dall’alto. Da una prospettiva silenziosa e pacifica, che mette in risalto tutte le sue gemme architettoniche che svettano discretamente entro il suo perimetro esagonale. Ho una finestra privilegiata che dal mio studio mi permette di goderne ogni giorno. Sceglierei sicuramente una foto scattata da lì per presentarla.

Giacomo Bruno - afritals
Reggio Emilia in uno scatto di Giacomo Bruno

 

Dove ti porterà il prossimo viaggio? Progetti per il futuro?

Non ho ancora programmi precisi, ma sicuramente sarà una meta legata alla serie fotografica Raw Golds, mi mancano i campi e la gente umile delle campagne.

Chi è Giacomo Bruno in due righe?

Mi definirei in assoluto determinato, testardo e impulsivo. Sognatore, ma razionale.

Il libro sul comodino?

Sono un nostalgico affezionato e amo le riletture. Diversi libri di Julio Cortazar sono attualmente sul mio comodino!

LO SPAZIO ESPOSITIVO

Spazio Aperto Centro

Gli Studi: Ventie30, Interno 3, Giuseppe Baldi, Le Maus e Andrea Oliva aprono i Cancelli dei Giornalieri Spazi di lavoro ad un nuovo modo di Pensare, Progettare e Costruire, a una nuova Visione Progettuale.

Approcci, Spazi e Persone si intersecano.
Idee, Suoni e Immagini prendono forma.

Vuoi essere tu la mia/il mio prossima/o ospite?

Vuoi condividere la tua storia e le tue esperienze?

Se nel tempo di questa chiacchierata avete trovato una vostra risposta al quesito di Giacomo e volete condividerlo, commentate sotto all’articolo.

Se siete curiosi di scoprire altri suoi progetti, interessanti al programma intero di Fotografia Europea 2019 qui trovate tutti i link di riferimento.

Alla prossima!

www.giacomobrunoph.com

www.behance.net/Giacomobru4878

www.fotografiaeuropea.it

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