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#IosonoRosaParks: il documentario degli #ItalianiSenzaCittadinanza - Afrital Girl - Afro Italian Essence by Aida Bodian
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#IosonoRosaParks: il documentario degli #ItalianiSenzaCittadinanza

Dic 01 2018

#IosonoRosaParks: il documentario degli #ItalianiSenzaCittadinanza

1 Dicembre 1955

Siamo a Montgomery, in Alabama, l’afro-americana Rosa Parks sta tornando a casa in autobus e si siede sull’unico posto libero che trova, nell’area riservata ai bianchi.

Salgono poi dei passeggeri bianchi e il conducente ordina a Rosa Parks di alzarsi, ma lei si rifiuta.

Rosa ha 42 anni, non è anziana, non è nemmeno stanca. Ha lavorato, camminato, ha atteso in piedi l’autobus, ma non è quella la stanchezza di Rosa Parks: Rosa è stanca di subire, di essere considerata una cittadina di secondo livello. Allora rimane seduta e ricorda al mondo intero che cedere il posto in autobus è un gesto di cortesia, di gentilezza e non un dovere legato al colore della pelle.

Rosa Parks per quel “NO”, che all’epoca era impensabile, viene arrestata e incarcerata  per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.

Quel “NO” però cambierà per sempre la storia dei diritti civili negli USA. Quella stessa notte, cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dal pastore Martin Luther King, allora giovanissimo e ancora sconosciuto, si riuniscono per decidere cosa fare: il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici che durò per ben 381 giorni. Il 13 Novembre 1956, la Corte Suprema dichiara finalmente incostituzionale la segregazione negli autobus in Alabama.

16 Luglio 2018

Siamo a Roma, in Italia a più di 8.300 km di distanza dall’Alabama. Un gruppo di 12 giovani, io ed altri amici provenienti da differenti città italiane ci diamo appuntamento per rivivere la storia di Rosa Parks. Siamo ragazze e ragazzi, educatrici, giornalisti, presentatori, studentesse, bloggers, webmaster, ballerini, attivisti, giovani di origine straniera cresciuti in Italia e uniti in un movimento #ItalianiSenzaCittadinanza, fondato nel 2016. Abbiamo un progetto ambizioso da realizzare assieme al regista Alessandro Garilli, alla casa di produzione “Angelika Vision” e all’associazione “Arising Africans. Un documentario, #IoSonoRosaParks che ci chiede di riflettere su chi possa essere oggi, in Italia, Rosa Parks e ci invita a meditare sulla condizione di “spaesamento identitario” che vivono i così detti “figli invisibili”, ovvero quasi un milione di ragazzi di seconda generazione che si trovano ad essere, come si intitola il movimento di cui facciamo parte, “Italiani senza cittadinanza”.

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Il movimento #ItalianiSenzaCittadinanza è stato fondato nell’ottobre 2016 da giovani di origine straniera cresciuti nelle scuole italiane di diverse città e che ne rappresentano il presente e futuro interculturale. Molti dei suoi membri fanno parte di quel milione di bambini, adolescenti e adulti invisibili che non hanno gli stessi diritti dei loro coetanei, compagni di scuola o di lavoro, amici o parenti, perché non sono considerati ufficialmente italiani.

Per tutti loro è molto difficile ottenere il passaporto italiano o lo ricevono dopo un percorso troppo lungo a causa della legge sulla Cittadinanza numero 91/92, ormai inadeguata alle trasformazioni del Paese.

Il movimento ha organizzato le principali iniziative di piazza degli anni 2016 e 2017 per il miglioramento della normativa: dai flash mob “Fantasmi per legge” in diverse città ai sit-in davanti al Pantheon e al Parlamento, manifestazioni, fiaccolate e concerti, fino al Cittadinanza day, evento realizzato il 13 ottobre 2017 a Piazza Montecitorio, con la partecipazione di molti insegnanti, genitori e alunni.

Mobilitazioni che hanno raggiunto massima visibilità alla fine del 2017, in occasione della diffusione attraverso i principali tg e giornali italiani della lettera aperta del movimento #ItalianiSenzaCittadinanza al Presidente della Repubblica.

Tra le principali Campagne del movimento: le #CartolineCittadine con le foto scolastiche degli alunni di origine straniera, pubblicate sulla prima pagina del quotidiano La Repubblica, #ItalianiSenzaVoto, in occasione di Referendum ed elezioni, #AScuolaNessunoÈStraniero e #ItalianoVero con le cover dei diretti interessati, amici, familiari e sostenitori, cantando la nota canzone, raggiungendo il mezzo milione di visualizzazioni.

Nel 2018, dopo il tramonto della Riforma della legge sulla Cittadinanza, il movimento rilancia prima con il video #NoiRestiamo e poi con il cortometraggio #IoSonoRosaParks del regista Al Premio MigrArti alla 75ma Mostra Internazionale d’arte cinematografica, La Biennale di Venezia.

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Noi tutti siamo Rosa Parks. Lei nel 1955 rifiutò di cedere il posto a un bianco. Noi oggi rifiutiamo di scendere dall’autobus Italia anche in un momento difficile come questo. I nostri genitori sono nati sì in un altro Paese, ma noi ci sentiamo italiani e qui restiamo. Se segui il corto ad occhi chiusi e ascolti come parliamo, capisci quanto siamo cittadini italiani.

– Marwa 

#IoSonoRosaParks il trailer.

ALCUNI PROTAGONISTI SI RACCONTANO

– Marwa Mahmoud

 

Esiste una linea invisibile che ha il potere di dividere il mondo in bianco e nero. E’ una linea subdola. C’era una volta, ma c’è ancora, cambia nome, si sposta, viaggia, attraversa il mondo e non divide solo i bianchi dai neri, ma spesso divide gli uni dagli altri e soprattutto divide i diritti, dai civili, i diritti, dagli umani. Rosa Parks era una sarta, lavorava in un grande magazzino di Montgomery, in Alabama e nel dicembre del ‘55 decise di opporre resistenza alla linea della segregazione che separava il mondo in bianchi e neri, ovunque, persino sui mezzi pubblici. Su ogni autobus infatti i primi dieci posti erano riservati a bianchi e gli ultimi dieci ai neri. Fra la parte bianca e la parte nera c’era una zona intermedia di separazione dove si potevano sedere sia bianchi che neri. I neri, però, avevano l’obbligo di alzarsi se ci fossero stati dei bianchi in piedi. Rosa decise di sedersi proprio nella zona mista, nel primo posto a ridosso della classe “white” e di non cedere il posto a nessuno. Fu processata e costretta a pagare una multa. Così l’intera comunità afroamericana di Montgomery decise di sostenerla e di boicottare in massa gli autobus per dodici lunghi mesi che portarono il crollo delle entrate. I neri di Montgomery camminarono, marciarono, per mesi, per giorni e notti, registrando un boicottaggio storico. Da lì a poco Martin Luther King fu nominato portavoce della protesta che li portò a salire nel dicembre del ‘56 sul primo autobus non segregato delle storia. Insegnando così a tutti che i traguardi si possono e si devono raggiungere col metodo Montgomery, col metodo della non violenza. In quegli anni, in Italia, nel pieno del suo fervore, il filosofo e politico antifascista Aldo Capitini, dedito completamente al suo lavoro di divulgatore della nonviolenza , nel ‘61 organizzò la prima marcia per la pace e la fratellanza dei popoli. Un corteo nonviolento che si snodò per le strade che da Perugia portano ad Assisi. Capitini ci ha lasciato in eredità una tecnica nonviolenta capace di costruire un largo fronte che sappia ripudiare la guerra e la violenza. La Marcia però ha senso solo se mette in moto onde che vanno lontano, se avvia campagne e iniziative nel segno della nonviolenza. Varrebbe la pena domandarci dove sia esattamente oggi quella linea immaginaria e chi possa essere oggi in Italia Rosa Parks.

– Paula Baudet Vivanco

 

Partecipare a “Io sono Rosa Parks” è stato incredibile. Emozionante come, attraverso una voce dopo l’altra, un volto dopo l’altro dell’Italia di oggi dalle diverse origini, venisse tracciata la storia di una grande donna e di un grande movimento contro la segregazione negli Stati Uniti. Un movimento di ieri che tende la mano al nostro movimento di Italiani senza cittadinanza che lottano contro le discriminazioni di Paese di cui facciamo parte da anni ma che fatica a riconoscerci come figli invece di figliastri.

– Fioralba Duma

 

 
 
 
 
 
Partecipare alla realizzazione del corto è stato molto emozionante. Insieme ai compagni di battaglie ISC abbiamo rivissuto un periodo storico che ricorda quello odierno, dove il razzismo istituzionale divide – invece di unire – i cittadini. La lezione di Rosa Parks è potente ed attuale nella sua semplicità, un piccolo gesto di disobbedienza civile può scatenare una rivoluzione. Per questo però è necessario essere uniti sullo stesso fronte e diventare autodeterminati a non subire più discriminazioni. È un dovere anche verso la storia.

– Angie Quiroz

 

Mi chiamo Angie Quiroz e ho partecipato anch’io al cortometraggio “Rosa Parks”. Inizialmente non ho voluto partecipare perché non sono il tipo di persona a cui piace mettersi in mostra ma questa volta, ho deciso di rompere con questi preconcetti e pensare piuttosto al fatto che la tematica trattata mi riguardava molto da vicino. La questione non era se mostrarmi o no in un video ma se avrei accettato di farlo per i nuovi figli dell’Italia. Il senso della giustizia mi ha portato ad accettare per quel milione di ragazzi, che causa di una legge anacronistica, non sono ancora italiani, nonostante siano nati o cresciuti qui. Questi giovani, nati qui, devono aspettare i 18 anni per poter chiedere la cittadinanza italiana. Oltre a loro, ci sono anche quei bambini arrivati in Italia da piccoli ma cresciuti qui. Una di loro sono io. Io vengo da Milano, quindi ho dovuto prendere il treno molto presto, e arrivare a Roma. La città che non avevo mai visto, nella quale avrei conosciuto tutti i componenti del movimento italiani senza cittadinanza. Arrivata a Roma insieme a Hilda abbiamo incontrato Aida e ci siamo incamminate verso il luogo dove si sarebbero svolte le prove. Arrivate nel posto, il regista Alessandro Garilli ci ha informato che a turni avremo fatto le prove individuali insieme a lui. Ero un po’ in panico quindi ho preferito aspettare che qualcun’altro si facesse avanti. Provare la mia parte davanti a qualcuno, mi avrebbe fatto sentire un po’ in imbarazzo. Dopo un po’ è arrivato il mio turno. Alessandro, mi ha spiegato un po’ tutta la storia che ha portato Rosa a dire di no, su quel bus. Questi spunti mi hanno aiutata a recitare meglio la mia parte. All’inizio ero un po’ timorosa ma dopo sono riuscita a rilassarmi e a immaginare di essere io Rosa Parks, seduta su quel bus, reagendo ad una situazione che lei non poteva più tollerare, la cosiddetta “segregazione razziale”. Immaginavo l’autista del bus avvicinarsi a me e dire che mi dovevo togliere da quel posto. Ho pensato subito ad un episodio successo un po’ di tempo fa in cui ero in attesa del permesso di soggiorno. Quel giorno, in questura mi hanno detto “hai due settimane di tempo per chiedere un nuovo permesso di soggiorno, sennò dovrai recarti di nuovo qui per il rimpatrio”. Come se fossi una criminale, il mio unico crimine era essere straniera. Quella frase mi ha distrutto. Il solo pensiero di dovermi allontanare da questo paese mi devastava. Ripensavo alle elementari, medie e superiori. A tutte le persone che ho conosciuto qui, metà della mia infanzia e la mia adolescenza. Così come Rosa, non avevo proprio intenzione di lasciare il mio posto. Nessuno, ha il diritto di dirci che non apparteniamo a questo paese. Concluso il mio monologo, Alessandro ha chiesto ad ognuno di noi di recitare il nostro monologo nella giusta sequenza. Tutti insieme in una stanza abbiamo provato e riprovato, finché non abbiamo raggiunto il tempo minimo prestabilito. Ogni parola detta da loro, soprattutto quella di Benedicta, mi hanno fatto sentire un brivido e mi sono commossa, così ho cercato di contenermi. Era impossibile non sentirsi così, perché stavo vedendo e sentendo la storia di Rosa Parks, la nostra storia. Per ciò non potevo far a meno di reagire così. È ciò che succede quando sei legato al tuo paese e qualcuno cerca di scacciarti. Ti fa sentire diverso, non voluto anche attraverso leggi ingiuste come l’apartheid che i bambini di Lodi stanno subendo sulla loro pelle.

– Benedicta Djumpah

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’esperienza di #IoSonoRosaParks la definirei unica e speciale allo stesso tempo. Mi ricordo ancora quando alle scuole medie durante la lezione d’inglese parlarono di Martin Luther King e Rosa Parks, qualcosa si é nel profondo della mia mente e nel mio cuore. Ero rimasta affascinata, e da lì ho ancora di più avuto l’ispirazione di fare qualcosa qui in Italia per le seconde generazioni. Poter essere la versione italiana di Rosa Parks in questo corto la conto come una benedizione. Poter narrare di una generazione ignorata, quasi dimenticata dalla legislatura e dalla società é stato un privilegio. Credo che nel corto si sente un po’ la mia emozione, che di solito fatico a mostrare. Queste parole danno senso alla nostra realtà e alle nostre sensazioni, che sono vere e valide. La figura di Rosa Parks e non solo, ci fa capire che le nostre azioni non sono mai solo fine a se stesse, ma posso avere un impatto anche a distanza di anni nella vita di qualcuno, inclusa la mia e quella di molti altri. Il mio augurio, e spero che sia anche quello del nostro movimento che le nostre azioni posso ispirare altri.

– Angela Awoenley Abasimi

 

L’esperienza nella preparazione del documentario #IoSonoRosaParks è stata piena di emozioni positive, soprattutto perchè il modo in cui si è voluto parlare di questa storia la rende contemporanea e facile da collegare anche alle problematiche che stanno affrontando in questi anni i cosiddetti ragazz* di Seconda Generazione, coloro che non sono nati da genitori autoctoni. Coloro che noi attori abbiamo impersonato nel documentario e che rappresentiamo come persone che hanno vissuto queste situazioni in prima persona. Che stanno cercando, giorno per giorno, ognuno/a a modo proprio, di portare avanti la lotta per l’egualianza, la lotta per arrivare ad un riconoscimento sociale, una lotta per essere visti, compresi e considerati. E per me, è stato molto emozionante l’incontro con gli altri attori del corto, come persone e vedere in quanti diversi modi cerchiamo tutti di portare lo stesso messaggio.

– Hilda Ramirez

 

Quando Alejandro sarà abbastanza grande da capire, gli racconterò di quella volta in cui mentre lui cresceva dentro di me, ho partecipato come testimonial al corto #IoSonoRosaParks insieme all’associazione “Arising Africans” e  al movimento “Italiani Senza Cittadinanza. Il corto presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia, è per me motivo di orgoglio oltre ad essere infinitamente grata con tutti i ragazzi e i professionisti che hanno preso parte a questo importante progetto.

– Aida Aicha Bodian

 

Essere davanti ad un obiettivo non è mai stato il mio forte, però c’era una giusta causa da portare avanti e quindi non mi potevo tirare indietro. Partecipare alla realizzazione di questo progetto per me è stato un onore per diversi motivi: un gruppo di amici, colleghi eccezionali, un regista e staff professionale, una location fantastica. Quello che facciamo a volte non sarà sicuro, non sarà conveniente per qualcuno, non sarà popolare per tanti. Ma intanto facciamolo. Finché la nostra coscienza ci dirà che è giusto, facciamolo.  
IL REGISTA E IL MAXXI

Alessandro Garilli, 47enne mantovano di origine, è il regista che ha concepito il cortometraggio #IoSonoRosaParks. Dopo una laurea in architettura decide di seguir la sua vocazione artistica, spaziando dal cinema ai video e ricevendo vari riconoscimenti.

La scelta di trattare il documentario come se fosse una grande installazione all’interno del MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, a Roma non è casuale.

“Ho scelto quel luogo”, rivela Garilli, “sia perché il film, in bianco e nero, è stato pensato come una grande installazione fotografica, sia perché le sue scale danno il senso dalla sospensione dell’identità, ma anche perché è stato progettato dall’architetto iracheno Zaha Hadid, che da straniera ci ha regalato una grande opera. Questo a conferma che la diversità culturale arricchisce”.

Leggi anche l’intervista di Alessandro Garilli sull’Arena!

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SEDE Via Guido Reni, 4/A 00196 Roma Telefono 06 3201954 attivo dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 fino alla chiusura del museo infopoint@fondazionemaxxi.it

ORARI DI APERTURA

MARTEDÌ 11.00-19.00 MERCOLEDÌ 11.00-19.00 GIOVEDÌ 11.00-19.00 VENERDÌ 11.00-19.00 SABATO 11.00-22.00 DOMENICA 11.00-19.00 La biglietteria chiude un’ora prima Chiusure Tutti i lunedì – 1 maggio – 25 dicembre

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Alcuni momenti della nostra avventura a Roma!

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2 Settembre 2018

Siamo a Venezia, a 8.300 km (più o meno) di distanza da Montgomery. Il nostro documentario viene proiettato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia e noi tutti siamo emozionati.

Il cortometraggio “Io sono Rosa Parks” viene premiato con il Premio “Miglior messaggio G2” della sezione Migrarti alla 75ma Mostra internazionale d’Arte Cinematografica, La Biennale di Venezia:

“Per aver saputo raccontare una storia fatta di contrasti di “bianco” e di “nero” con elegante semplicità creando un ponte tra passato e presente, con la speranza di un futuro a colori”.

  Oggi noi tutti siamo Rosa Parks, siamo Rosa Parks ogni volta che veniamo discriminati, ogni volta che ci viene negato un diritto. Come Rosa Parks manteniamo il nostro posto, dove dobbiamo essere. Ieri, oggi, domani. Segui gli aggiornamenti e il calendario delle proiezioni del documentario su www.iosonorosaparks.it.

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