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Marwa Mahmoud, l'anima di un'attivista a Reggio Emilia, tra colpi di sorrisi e serietà. - Afrital Girl - Afro Italian Essence by Aida Bodian
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Marwa Mahmoud, l’anima di un’attivista a Reggio Emilia, tra colpi di sorrisi e serietà.

Lug 18 2019

Marwa Mahmoud, l’anima di un’attivista a Reggio Emilia, tra colpi di sorrisi e serietà.

 

Ciao sono Marwa Mahmoud, ho trentaquattro anni e sono nata adAlessandria d'Egitto. Sono egiziana di origine, ma sono cresciuta a Massenzatico: avevo quattro anni quando sono arrivata con la mia famiglia a Reggio Emilia.
Ho studiato al Liceo Moro e mi son laureata in Lingue e Letterature straniere a Bologna. Lavoro nell'ambito dell’intercultura all'interno della Fondazione Mondinsieme. Ho una figlia di sette anni, Mariam, con cui adoro viaggiare, mettere lo smalto, parlare di massimi sistemi... e vi posso assicurare che mi da' sempre ottimi consigli. È proprio da quando è arrivata lei che mi sono dovuta misurare quotidianamente con il ruolo delle donne e delle mamme lavoratrici nella nostra società. Un tema fondamentale, soprattutto oggi che ci troviamo a fronteggiare grandi sfide educative e lavorative al femminile. Da sempre sostengo tutte le battaglie che riguardano i diritti umani e civili, il dialogo interculturale ed interreligioso, la riformasulla cittadinanza per l’inclusione sociale e culturale delle nuove generazioni. Reggio è la mia città, un luogo che mi ha accolto e che amo. È la mia casa e per questo la vorrei rendere sempre più vivibile, accogliente e inclusiva.

Così si presenta, sul suo sito ufficiale www.marwareggio.itMarwa Mahmoud, cara amica, compagna di avventure e battaglie, donna, mamma che stimo molto.

Ho incontrato Marwa Mahmoud tre anni fa, in una mattina di un lunedì d’agosto, a Reggio Emilia, durante un appuntamento presso il Centro Interculturale Mondinsieme.

Di quell’incontro ricordo l’aria di accoglienza e di famiglia che si respirava in quel luogo e il sorriso di una ragazza, che ben presto sarebbe diventata uno dei miei punti di riferimento, in quella che per me era una nuova città, una nuova casa.

Oggi ho il piacere di ospitare per la rubrica “A Cup of Tea With”, questa cara amica conosciuta inizialmente in modo virtuale. Adoro quando la tecnologia permette di fare queste fantastiche cose, di metterci in connessione con persone, ordinarie, straordinarie, persone con una storia che vale sempre la pena di raccontare.

Marwa Mahmoud

Benvenuta cara Marwa, ti offro un te, che gusto preferisci?

Il tè ai frutti di bosco, grazie!

Da Alessandria d’Egitto a Reggio Emilia. Ci racconti il tuo percorso di crescita e professionale?

Son nata ad Alessandria d’Egitto nel ’84, il mio babbo era già in Italia da anni, nell’’88 decise di fare ricongiungimento familiare e arrivammo io mia mamma e mio fratello. Prima abbiamo vissuto a Modena e poi subito a Reggio Emilia, la città che ci ha accolti e abbracciati.

Son cresciuta in un piccolo paesino di provincia, Massenzatico, che mi piace sempre menzionare perchè mi ha dato molto la dimensione di un territorio che si adopera per tutti basato sulla cooperazione e la solidarietà. Mi son diplomata al Liceo scientifico Moroe poi mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere. Da allora ad oggi ho sempre lavorato nell’ambito dell’intercultura e dell’inclusione sociale e culturale.

Marwa Mahmoud sei uno dei volti principali a Reggio Emilia, quando si parla di inclusione e diversità, nonché educatrice per il Centro Interculturale Mondinsieme. Cosa è per te la diversità?

Per me la diversità è un valore aggiunto, è una ricchezza, è un aspetto da esplorare, conoscere e approfondire. E’ qualcosa di cui andare orgogliosi, su cui lavorare per accettarla, per trovarne un equilibrio specie se si è una minoranza. Va messa a sistema, che quando meno te l’aspetti emerge e ti sorprende perchè le persone coglieranno quella dirompente bellezza tipica di chi sa viversi in pace la propria diversità.

Ci vuoi raccontare un’esperienza significativa legata ad essa e se c’è ne stata una negativa?

Le persone oggigiorno son portate molto a semplificare, a stigmatizzare tutto e categorizzare il proprio pensiero in stereotipi mentali e pregiudizi che si fanno sulle cose e sulle persone. Non è un reato o un crimine eh capiamoci, è proprio un meccanismo mentale umano! Su cui però si può lavorare sulla decostruzione dei cliches. Ad ogni modo a me capita spesso che le persone che non mi conosco, al primo impatto cercano di trovare in me delle risposte e delle conferme rispetto a ciò che hanno in mente (donna “straniera”, “velata” etc…) invece poi gli rispondo io con cadenza emiliana e gli creo uno schock culturale! Ma quello che più non si aspettano avviene quando mi dicono: “Ma sai che sai proprio parlar bene!” E io rispondo loro: “Anche tu!” Eccopenso che l’ironia possa servire molto ad abbattere barriere mentali ed emotive che spesso si sgretolano con un sorriso!

Essere nata in un paese e cresciuta in un altro comporta sempre delle riflessioni sulla propria identità, ti va di darci un tuo punto di vista a riguardo?

E’ importante tenere sempre a mente che l’identità umana è fluida e dinamica, non è qualcosa di statico e rigido. A migrare sono le persone non le culture e le religioni o i Paesi. Penso che l’identità personale sia la somma e il risultato del vissuto, delle esperienze, dei libri letti e degli sguardi incrociati, dei viaggi intrapresi e di quelli da vivere ancora.

Certamente crescere in un Paese diverso da dove si è nati o diverso da quello dei propri genitori non è cosa semplice e lineare a livello identitario, perchè fin da piccoli tocca misurarsi tra due mondi, due culture e due sistemi linguistici diversi. Si è una minoranza e si è considerati la diversità. 

E ognuno se la vive diversamente. C’è chi si arrocca unicamente sulle proprie convinzioni e visioni di origine, chi si assimila e mimetizza totalmente rigettando le proprie origini e chi invece nel confine e nella frontiera trova sè, la propria dimensione.

Marwa Mahmoud candidata del Partito Democratico al consiglio comunale di Reggio Emilia

26 Maggio 2019, una data importante in cui si terranno le elezioni europee. Cosa ti ha spinto a candidarti? Emozioni, stati d’animo?

Che cosa mi ha spinto a candidarmi? Innanzitutto a me è stato chiesto perché non è stata una mia azione di dire io vado e mi tessero. Non sono tesserata, non faccio parte di alcuno partito, ho sempre fatto politica dal basso: quella sana, quelle delle persone, delle battaglie, delle piazze e delle manifestazioni.

L’ho sempre fatta perché ho sempre pensato che la giustizia sociale si battesse in questo modo: con un consenso alto e condiviso di una sfera di valori che andasse nella direzione del rispetto dei diritti umani, civili. Le politiche non si devono fare sui diritti, il consenso elettorale non si deve misurare con il riconoscimento e l’affermazione dei diritti. Mi è stato chiesto di mettere a disposizione della città in cui sono cresciuta, il mio impegno civico, sociale e culturale e quello che faccio da una vita a Reggio Emilia e soprattutto, negli ultimi anni, a livello nazionale.

Ho sondato un po’ il terreno, ho sentito diverse persone, associazioni, comunità per chiedere che cosa ne pensassero, se mi avrebbero sostenuta, ed è stato inaspettatamente meraviglioso sapere che moltissimi di loro mi supportavano alla grande.

Hanno sposato questa candidatura che ha avuto un valore diverso per le persone. La maggior parte della gente di origine straniera, arabi ma anche senegalesi, albanesi, filippini, non ha dato molto importanza la provenienza, seppur ovviamente i circoli islamici hanno visto in me un ulteriore valore aggiunto, come si può immaginare. 

Hanno vissuto questa candidatura, la mia nello specifico, come la possibilità di avercela fatta, come una forma di riscatto sociale. E questo è stato emozionante, magnifico, intenso.

Ho potuto toccare da vicino quali fossero le loro sensazioni, soddisfazioni, che cosa volesse dire per loro spendere una candidatura come la mia e cosa volesse dire sostenerla.

Per questo ho organizzato diversi momenti, soprattutto anche in lingue differenti, per informare, per rendere consapevoli le persone del diritto al voto e dell’importanza di votare. Questo per quanto riguarda le persone di origine straniera.

Poi c’è stato il sostegno di tutta una parte dell’associazionismo, riguardante i reggiani e gli italiani autoctoni da generazioni che vedono in mela risposta ad un’istigazione all’odio, a una deriva nazionalista tipo bullismo che sta caratterizzando l’Italia.

A prescindere da come vadano le elezioni e dal fatto che io sia eletta o meno, penso in cuor mio di aver vinto delle battaglie, di aver portato a casa dei risultati importanti. Ci sono tante persone che mi hanno detto: “Potresti votarti, potresti farlo per me perché, non avendo la cittadinanza, non potrò votare.” Se dobbiamo essere cosi politici parliamo di voti.

Per me non è solo la questione del voto in sé, non il numero che viene scritto nel seggio, per me è l’appoggio, il sostegno, è l’approvazione della mia candidaturache viene da persone che so che hanno un portato alle spalle caratterizzato dall’immigrazione.

Quando la gente mi parlava vedevo l’articolazione del loro percorso migratorio, le lunghe file fatte davanti alla questura, le fatiche, gli sforzi, i sacrifici. Tutto questo per me era inaspettato, è stato davvero importante.Ci sono tante aspettative, ci sono tante speranze, tanta voglia di dire: “Si abbiamo sostenuto la persona giusta e ce la faremo”.

Percepisco tutto questo perché ci sono tante istanze di cui mi sono fatta carico e che pian pianino  le sto portando avanti nei posti più opportuni. C’è molta gente attorno a me con molto più in ansia e in apprensione e quindi vedremo come andrà a finire. Tutto questo è fantastico e davvero molto emozionante.

Per me non è solo stata una campagna elettorale, è stato un cammino, un percorso, un’avventura, un’esperienza condivisa con persone che la pensavano come me, che avevano la stessa visione delle cose e stessa missione da portare avanti. La stessa voglia di dire: lei può essere l’apripista, la prima persona che apre le danze in questo senso e che porta nelle istituzioni le nostre istanze e la nostra visione.

Donna, attivista e mamma. Oltre a tutto ciò (e non è poco) ci vuoi dire chi è Marwa?

Marwa MahmoudMarwa Mahmoud oggi è una giovane mamma reggiana, con origini egiziane, perché sono nata in Egitto seppur cresciuta in Italia. Ho un rapporto positivo ed equilibrato con l’Egitto, l’ho sempre avuto perché i miei genitori mi ci portavano sempre in vacanza.

Tutto ciò è stato importante, averlo avuto e coltivarlo negli anni, anche se lì mi sento comunque un pesce fuor d’acqua. Mi considero a tutti gli effetti italiana e nello specifico reggiana perché in questi ultimi anni, nel rapportarmi magari con ragazzi di altre città, mi sono resa conto di quanto io fossi marcatamente reggiana sia nella cadenza ma anche nel modo di lavorare, cooperare.

Qui a Reggio Emilia, una volta terminata le superiori, l’università, è un attimo pensare di mettere su un’associazione, di fare delle attività culturali, di partecipare al mondo dell’associazionismo. Queste forme di partecipazione hanno sempre fatto parte della mia identità, della mia crescita reggiana e, confrontandomi con altre città, mi sono resa conto che non è così ovunque.

Non è necessario che tu condivida il gusto per l’erbazzone o per il lambrusco, per essere reggiani. Se c’è qualcosa che ho di reggiano è proprio la condivisione di una serie di valori che sono quelli della cooperazione, la cultura della democrazia, la solidarietà, il rispetto della costituzione, l’antifascismo, valori che per me sono tipicamente reggiani.

Siamo in periodo di Ramadan, come vivi questo momento e cosa rappresenta per te la religione?

L’anno scorso scrissi un articolo su “La Repubblica”: il mio Ramadan da egiziana d’Italia, senza rinunciare alla vita quotidiana. 

Oggigiorno penso che sia una cosa molto fattibile e vivibile, ovviamente con un po’ di buon senso. Dal momento che non viviamo in un Paese con maggioranza musulmana, molte cose, modi di pensare, agire e fare, che potrebbero essere compresi, condivisi, dati per scontato in un mondo dove la maggioranza dei cittadini è di fede musulmana, qui non è così.

Noi siamo una delle prime generazioni che si rapporta con una maggioranza che non sa cosa sia l’Islam e le sue forme di pratica, quindi è ovvio che ci sentiamo sempre interrogati su cosa vuol dire digiunare, fare Ramadan, cosa significhi anche per noi.  

Per me non è solo una questione di privazione di cibo e d’acqua, per me è una privazione anche delle azioni negativi, di tutto quello che l’intenzionalità nostra ci porta ad agire in maniera negativa nei confronti degli altri, ma è soprattutto un momento di grande spiritualità in cui è messa maggiormente alla prova la sfera personale e interiore del fedele, una parte di noi con la quale solitamente non ci si mette in discussione.

Nel mese del Ramadan, questa è messa veramente a dura prova. Non è tanto il digiuno, la privazione, quanto la somma di quanto possa derivare da queste forme di misericordia, di alta spiritualità, che sono un po’ un dono, se uno le sa esercitare col giusto equilibrio.

Marwa Mahmoud

Il libro sul comodino?

Ce ne sono tantissimi di libri. A dire il vero, mi piace moltissimo leggere le poesie, come quelle di Alda Merini per esempio. Quando ero più giovane, alle superiori leggevo tantissimo, diversi romanzi, dalla letteratura francese a quella russa passando ovviamente per quella italiana. Adoro da morire Pirandello e poco i saggi.

Oggigiorno acquisto tantissimi libri ma mi risulta difficile leggere. Forse ho perso un po’ l’abitudine di farlo: quando sono a lavoro, leggo tutto il giorno articoli, faccio e scrivo etc, quando rientro a casa sono distrutta. Non sono giustificazioni, dovrei leggere di più, dovremmo farlo tutti perché è importante. 

Quale colore ti rappresenta?

E’ difficile dirlo! Credo di essere sempre un po’ andata ad umore e periodo della mia vita. C’è stato un momento, tendenzialmente quello adolescenziale, in cui mi vestivo sempre di nero, un periodo in cui cercavo di essere elegante, quindi blu e grigio.

Adesso una cosa che indosso, che metto anche come colore e che mi fa stare a mio agio, è il rosso: mi piace moltissimo, mi da molta energia, credo mi doni, è un bel colore solare.

La tua frase mantra?

Mi ispiro moltissimo a tutta la narrazione che ha caratterizzato dei momenti di liberazione dall’oppressione, di Martin Luther King, di Rosa Parks, ma anche Nelson Mandela. Le loro frasi, quello per cui hanno dovuto lottare, mi piace rileggere quello che hanno vissuto affinché quella linea invisibile non si verifichi e non si avvicini a noi, alla nostra epoca.

Una frase che mi piace moltissimo, che mi da proprio la sensazione di agire, di mettere in atto qualcosa che può migliorare un’ingiustizia che vedo è quella di Ghandi 

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”

Parti proprio dalle tue piccole cose, dalla quotidianità, fai dei piccoli gesti per dei grandi cambiamenti.

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Marwa Mahmoud oltre che essere educatrice culturale, è anche attivista, segretaria del CONNGI (Coordinamento Nazionale delle Nuove Generazioni Italiane) e una delle fondatrici del Movimento Italiani Senza Cittadinanza.

Quipuoi rileggere l’esperienza di Marwa relativa al documentario realizzato “Io sono Rosa Parks”.

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I momenti di sorriso che contraddistinguono Marwa e che ci piacciono tanto.

Con Marwa sai che ci possono essere dei momenti di grande serietà, ce lo ha dimostrato lei stessa nelle varie battaglie che intraprende ogni giorno, ma con lei ci possono essere anche dei momenti di sorrisi, tanti, in cui ci fa vivere sprazzi di felicità.

Queste sono alcune delle cose che adoro di lei oltre al fatto che sa aiutarti, incoraggiarti e supportarti sempre in caso di bisogno.

Io non ho dubbi su chi votare domenica 26 Maggio!

A presto con un’altra storia da scoprire!

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